Seminara 24 maggio 2009. La morte di Angela Scibilia, la giovane donna incinta da tre mesi, avvenuta all’ospedale di Polistena il 3 marzo dello scorso anno, rimane un “caso” sempre aperto su come funziona a volte la sanità in Calabria. Negli studi Rai di Roma, nella trasmissione “Sabato e Domenica”in onda su Rai Uno e condotta da Franco Di Mare e Sonia Grey, il marito della sfortunata ragazza, Domenico Cutrì, ha ripercorso l’odissea di Angela e di tutti i familiari. A partire dalle fasi processuali e dalla sentenza depositata che hanno visto coinvolti tre sanitari della clinica “Villa Elisa” di Cinquefrondi giudicati colpevoli dal Gup Vincenzo Giglio con sentenza del 12 maggio, e condannati con pene che vanno dai tre anni e quattro mesi di reclusione per i dott. Sergio Pedullà e Tommaso Pinto ( con la pena accessoria dell’interdizione temporanea della professione sanitaria) ai due anni comminati ad Antonino Furci (con la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena), oltre naturalmente al risarcimento danni in favore delle parti civili, costituiti da Saverio Scibilia, Rosita Scibilia, rispettivamente fratello e sorella della sventurata Angela, dai genitori, Giuseppe e Giulia Morgante nonché dal marito, appunto Domenico Cutrì.
Prima della partenza per la Capitale, abbiamo avvicinato Domenico Cutrì che come prima cosa rimarca: “Qualsiasi processo e qualsiasi condanna, non potrà mai ridarmi la felicità di una vita insieme a mia cara moglie Angela che ricorderemo tutti per la sua semplice semplicità, allegria e voglia di vivere. Tuttavia,prosegue l’inconsolabile Domenico, posso dire che la giustizia ha fatto il suo corso come era giusto che facesse, anche se abbiamo temuto che le cose potessero risolversi come spesso accade in Italia, cioè in bolle di sapone. Di ciò devo dare atto al giudice Vincenzo Giglio che ha agito con profonda umanità e serenità nel giudicare nel rispetto della legge. Altrettanto desidero ringraziare i nostri avvocati, Marina Mandaglio e Angelo Santoro che con estrema sensibilità ci sono stati vicini. Lo stesso non posso dire del comportamento assunto da chi è preposto a tutela della salute del cittadino. Mi riferisco, sottolinea Cutrì, all’assessorato alla sanità della Regione e all’ordine dei medici di Reggio Calabria che nella nostra vicenda hanno fatto orecchie da mercante”. Infine,quasi con le lacrime agli occhi, Domenico Cutrì,auspica che il “caso” della moglie Angela Scibilia possa suonare da monito a tutti affinché, non si ripetano più errori del genere che costringono le famiglie a tenersi dentro i cuori un lutto eterno.
Antonio Ligato
REGGIO CALABRIA - Tre medici in servizio nella clinica Villa Elisa di Cinquefrondi (Reggio Calabria) sono stati condannati per omicidio colposo dal tribunale di Palmi a conclusione del processo per la morte di Angela Scibilia, di 23 anni, incinta di tre mesi, deceduta il 3 marzo dello scorso anno. La sentenza e’ stata emessa al termine del processo celebrato con il rito abbreviato. Il gup di Palmi ha condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione i medici Sergio Pedulla’ e Tommaso Pinto e a due anni Antonio Furci. Il giudice, a conclusione del procedimento, ha accolto integralmente solo per Pinto e Pedulla’ le richieste avanzate dal pm, che aveva chiesto per tutti e tre gli imputati tre anni e quattro mesi. Angela Scibilia, originaria di Seminara (Reggio Calabria), era stata ricoverata nella clinica Villa Elisa, dove lavorava il ginecologo che l’aveva in cura. La donna era stata trasferita dopo alcuni giorni nell’ospedale di Polistena, dove era poi deceduta.