Relazione dei fatti sul decesso di Angela Scibilia, avvenuta il 3 Marzo 2008 presso l’ospedale di Polistena (RC). 

Angela era alla quinta settimana di gestazione quando fece il primo test di gravidanza (analisi del 4 febbraio 08), il giorno seguente fu contattato per telefono il Dr. Sergio Pedullà, il quale si informava che era intenzione dei futuri genitori che lo stesso assistesse durante tutta la gravidanza la futura mamma. Il Dr. Pedullà, fissò una visita nel suo studio, sito presso la Clinica Villa Elisa di Cinquefrondi, per il successivo sabato 9 Febbraio 08 alle ore 17:00.
La visita a pagamento si svolse secondo protocollo, il dottore fece un’ecografia confermando la quinta settimana di gravidanza, prescrisse gli esami di routine e fissò la seconda visita per il 27 febbraio 08. Qualche giorno dopo la prima visita, erano cominciati alcuni malesseri, come nausea e vomito, con fastidi continui alla bocca ed alla gola, con un bisogno costante di assumere molti liquidi, gli stessi che la obbligavano a andare in bagno con continua frequenza ad intervalli di 10 o 15 minuti. Preoccupati da questi malesseri, si contattò telefonicamente il dottore, il quale affermava che il tutto era più che normale.
Il 20 Febbraio la segretaria del ginecologo contattò i futuri genitori per anticipare la visita dal 27 al 25 febbraio 2008 alle ore 15:00.

 

Lo stesso giorno, prima della seconda visita con il dottore, furono ritirati dalla mamma di Angela, gli esami del sangue e delle urine chiesti dal dott. Pedullà, realizzati presso il laboratorio di analisi cliniche San Rocco di Palmi. Al momento del ritiro, l’addetto alle consegne commentò alla sig.ra di ripetere l’esame delle urine, giacché c’era un valore molto alto, che era molto al di sopra del valore massimo.
Alle ore 15:00 dello stesso giorno, i futuri genitori, Angela e Domenico insieme alle future nonne, si presentarono alla seconda visita a pagamento nello studio del dottore, sito presso la Clinica Villa Elisa di Cinquefrondi.
 

Come da protocollo, fu fatta un’ecografia, dalla quale il dottore dedusse che tutto era in regola e che la gravidanza procedeva nel migliore dei modi. Terminata l’ecografia e senza che il dottore ne facesse richiesta, furono mostrate le analisi ritirate qualche ora prima, facendo presente ciò che era stato commentato dal personale del laboratorio sul valore al di sopra della norma e cioè che il valore del Glucosio era a 8358 mg/dl quando il valore massimo accettabile, secondo i valori di riferimento, doveva essere fino a 25 mg/dl. Alla consegna di queste analisi, il dottore non fece molta attenzione alle stesse e addirittura aggiunse testualmente che non le avrebbe tenute in considerazione, giacché secondo lui vi era un chiaro errore del laboratorio che le aveva realizzate. In nessun momento e modo, fu richiesta da parte sua la ripetizione delle stesse, insistendo che la gravidanza stava procedendo nel migliore dei modi. Terminato tutto ciò, fu chiesto il perché dei continuo e repentino vomito ed il dottore rispose di stare tranquilli, perché era una sintomatologia normale durante una gravidanza, aggiungendo che più si rimette e più é sinonimo di una buona gravidanza. Con l’accettazione di quanto detto, si chiese se esistesse qualche rimedio al problema, il dottore disse che si potevano assumere tranquillamente alcune compresse di Farganesse, al tempo stesso Angela chiese se quei famosi braccialetti per ridurre la sensazione del vomito, fossero efficaci e opportuni alla situazione, il dottore rispose di si. Alla fine e prima di concludere la visita, fu commentato anche, che vi erano dei problemi di stitichezza, per i quali furono ordinati delle supposte di glicerina.
Tornando a casa i futuri genitori, decisero di ripetere le analisi della glicemia due giorni dopo, seppur il dottore non ne avesse fatto esplicita richiesta ed eventualmente in caso nuovamente positivo avvisare opportunamente il medico.
La sintomatologia della nausea e del vomito, continuò e peggiorò durante tutto il giorno seguente fino a ridurre Angela in uno stato pietoso. La sera stessa, verso le ore 21:00 al ritorno dal lavoro, Domenico, molto preoccupato dallo stato in cui versava Angela, chiamò il dottore per telefono per spiegargli l’aggravarsi della situazione, allorché quest’ultimo disse di somministrarle una iniezione di Plasil e dopodichè ricoverarla urgentemente in clinica, e che il giorno dopo all’indomani mattina sarebbe passato a visitarla. Domenico, non sapendo fare iniezioni e non avendo nessuno a chi chiedere e comunque credendo che forse la stessa medicina suggerita non fosse adatta in uno stata di gravidanza, decise di andare direttamente alla clinica per il ricovero, dove giunsero alle 21:30 circa.
Giunti in Clinica, vennero ricevuti dal dott. Sergio Corica, il quale fece l’anamnesi, un’ecografia e preparò la cartella clinica del ricovero secondo la prassi. Anche a lui fu spiegata la sintomatologia e commentato che erano pazienti del dott. Sergio Pedullà, il quale aveva suggerito telefonicamente il ricovero in Clinica.
Dopo il ricovero fu applicata una flebo con un farmaco chiamato Farganesse, il quale secondo quanto riferito dal medico presente, serviva a calmare lo stato di nausea e di agitazione. Durante l’operazione di applicazione, l’infermiera non riuscì a trovare la vena e dovette praticare ben 8 differenti buchi prima che sorgessero lamentele e malumori, al punto tale che così infastidita e commentando che non era la prima volta che faceva quest’operazione, decise di abbandonare l’operazione a favore di una seconda infermiera.
Verso le ore 22:30 Domenico lasciò Angela nella Clinica, sotto l’assistenza della madre di quest’ultima.
Il giorno dopo, già mercoledí 27 febbraio, dopo aver raccontato l’evolversi della vicenda a una cugina, di professione biologa, quest’ultima provò a chiamare per telefono sin dalle ore 08:30 del mattino la Clinica, per avere notizie di Angela ed in particolare per sapere i nuovi valori della glicemia. Dopo vari intenti falliti, solamente alle ore 13:30 riusciva a mettersi in contatto e comunicata con il laboratorio di analisi cliniche della stessa entità, si presentava come collega alla dott.sa di turno, la quale quest’ultima non diede mai la sua identità, e dalla quale ricevette come risposta tassativa che non aveva ancora il risultato della glicemia, perché aveva mille cose da fare e perciò non aveva ancora analizzato le analisi di Angela e che comunque, una volte ottenute l’avrebbe riferito direttamente alla paziente.
Durante la stessa giornata lo stato di salute non era cambiato, la unica differenza stava nel fatto che i conati di vomito erano diminuiti, però con gli stessi precedenti sintomi e cioé con continua sete, richiesta di bevanda zuccherate e continui desideri di urinare. Stando alle parole del dott. Pedullà, che nel frattempo era andato a visitare la paziente, riferite alla presenza della sig.ra Morgante, la quale a sua volta aveva chiesto se fosse stato ripetuto l’esame clinico per verificarne nuovamente i valori della glicemia, lo stesso rispondeva che tutto era a posto e che Angela poteva mangiare qualsiasi cosa.
Nel frattempo, si continuavano a somministrare le flebo e le vitamine attraverso punture, mantenendo sempre gli stessi problemi d’ingestione dei cibi e delle bevande. Durante la notte, Angela venne assistita dall’alternarsi della madre e della suocera, le quali non riscontrarono nessun segno di miglioramento, anzi, con problemi di sonno e un continuo viavai al bagno. Le condizioni di Angela peggioravano di ora in ora, e questo veniva fatto presente sistematicamente al dott. Pedullà, al dottore di turno ed a tutta l’equipe medica e infermieristica presente, ricevendone come risposta sempre la stessa e cioé, che era normale durante la gravidanza e che per la stessa ragione, Angela si trovava in uno stato depressivo dovuto dal fatto che era troppo coccolata dai familiari.
Angela, soffriva anche di stitichezza e di questo erano stati informati opportunamente i dottori presenti, però soltanto il venerdí 29 febbraio decisero di darle una supposta di glicerina e dopo averla assunta, al momento di evacuare, dovuto allo sforzo e alle indigenti condizioni fisiche, ebbe forti perdite di sangue che fecero pensare a un’ emorragia interna.
Angela continuava a peggiorare e ad avere nella bocca un bruciore insopportabile tanto da impedirle persino di deglutire, mentre il dottore Pedullà continuava a insistere che era tutto normale e che vi era solamente un piccolo stato depressivo dovuto alla gravidanza e che perciò non bisognava preoccuparsi più di tanto.
Sabato 1 marzo, all’ora di pranzo, dovuto al problema d’ingerire cibi solidi, furono richiesti da parte di Angela dei cibi liquidi al personale di turno, i quali portarono invece della pasta al sugo. Avvisata l’infermiera di turno dell’errore e chiedendone la sostituzione dovuta alla patologia, questi chiamava la caposala di turno la quale con tono vibrante ed arrogante diceva che se non avesse voluto mangiare la pasta al sugo, avrebbe dovuto aspettare fino alla cena per avere la minestra. Cosa che così accadde. Nel frattempo, confortati dal parere del dottore che Angela potesse mangiare di tutto, venne avvisata la sorella, che più tardi dopo un paio di ore portò un frullato di frutta.
La mattina di domenica 2 marzo, la mamma di Angela vedendola ulteriormente debilitata e senza forze, avvisò nuovamente i medici in servizio ed il dott. Pedullà che era di turno, quest’ultimo mandò un’infermiera munita di sedia a rotelle a prelevarla dalla sua abitazione, per poi portarla a eseguire una ecografia. Nuovamente in quella circostanza, la sig.ra Morgante ribadiva al dott. Pedullà che Angela era sommamente debole, al punto tale da non riuscire ad alzarsi dal letto e a reggersi in piedi ed addirittura nemmeno a parlare, mentre lui rispondeva testualmente: “adesso la portiamo a fare l’ecografia, così le facciamo sentire il battito del bambino e vedrà che sua figlia si riprende”.
L’ecografia non fu effettuata con successo e quindi non ci fu né la vista del bambino e né il battito promesso, già che la suddetta, secondo il dott. Pedullà, non poteva effettuarsi correttamente perché Angela aveva la vescica vuota e la pancia piena d’aria.
Rientrata in camera, vi fu un avvicendarsi nell’assistenza di Angela, tra la madre e la sorella. Quest’ultima trovò la sorella in una stato aggravato ed impressionante, giacché era già entrata in un evidente stato confusionale, delirando e dicendo cose insensate accompagnate da comportamenti anomali. Durante questa circostanza, la sorella accompagnò Angela al bagno pregandola di sorreggersi, dato che da sola non l’avrebbe sorretta. In bagno Angela continuava a bagnarsi il viso con acqua fredda, in modo frenetico e a dir poco isterico, al punto tale che la sorella le disse di non bagnarsi così, perché avrebbe rischiato di prendere una polmonite. Uscite dal bagno, intervenne anche il padre di Angela che era presente, nel riaccompagnarla nuovamente al letto. Una volta coricata, la sorella corse in infermeria per chiedere aiuto, dicendo all’infermiera di turno che Angela stava impazzendo perché si stava comportando in modo stranissimo, al ché l’infermiera accorse in compagnia dello stesso dott. Pedullà, il quale una volta giunto e collocatosi ai piedi del letto e con toni rudi allontanò tutti i presenti, lasciando solamente la sorella, e mentre quest’ultima riferiva che Angela era molto agitata e che non era più riconoscibile, lui rivolgendosi a lei le ripeteva che doveva calmarsi, che tutto era normale e che non aveva nulla di anomalo. A questo punto, la sorella chiese nuovamente qual era il risultato delle analisi e soprattutto se le avessero ripetute, e lui rispose che gli esami erano perfetti e che normalmente nelle donne in gravidanza che vomitano, i valori delle analisi sono alterati, mentre nel caso di Angela stranamente i valori erano più che perfetti e comunque era una questione meramente psicologica o che addirittura il suo stato era stato causato dai farmaci somministratogli e che sicuramente, sospendendo le flebo la situazione sarebbe migliorata. Allo stesso momento, durante queste affermazioni, lo stesso dottore cercava di spronare Angela, dicendole di smetterla con questi comportamenti perché avrebbe creato ansia anche ai familiari. Anzi, sempre con tono arrogante e poco educato, disse che Angela stava benissimo e che la sua era solamente una debolezza psicologica e indicando un’altra paziente presente nella stessa abitazione disse: “Vedi quella paziente sta male, ma veramente male, non tu, tu non hai niente”. A quel punto Angela, presa da collera, proferiva le seguenti parole: “ É certo, Angela é pazza, Angela é pazza”, mentre la sorella cercava di rincuorarla dicendole che era semplicemente incinta e non pazza.
Più tardi, Angela, parlando con sua sorella  le diceva le seguenti parole: “Digli al nonno Cecé che io non vedrò la mia casa terminata cosí com’é successo alla nonna Angelina, e digli a miei nipoti che io gli voglio bene, dì a M. che lei é la vita mia”.
Qualche minuto più tardi, arrivò la suocera ed insieme alla sorella misurarono la temperatura già che Angela sembrava febbricitante, difatti il termometro dava 38°C. Avvisata l’infermiera di turno, chiedendo che venisse il dott. Pedullà, la stessa subito dopo portò 2 compresse di Tachipirina da 500 mg. dicendo ad Angela di prenderle, però lei era così debole che non riuscì a prenderle da sola e quindi l’infermiera le mise una compressa in bocca mentre la sorella cercò di darle dell’acqua. Sfortunatamente Angela non riuscì ad ingoiarla, mentre l’infermiera continuava a sgridarla, fu a quel punto che la suocera vedendo che non riusciva ad ingoiare nemmeno l’acqua, le mise un dito in bocca e le tolse la pastiglia gettandola nel lavandino e chiese all’infermiera di darle o delle supposte o delle gocce. A quel punto, l’infermiera rispose che non avevano né l’una e né l’altra, che l’unica medicina disponibile era in pastiglie, fu a quel punto che i familiari decisero di andare ad acquisire in una farmacia esterna tali medicine. Nel frattempo, alle continue richieste della suocera, giunse il dott. Pedullà che rivisitando Angela disse che per lui i 38°C non erano febbre. Sempre in quel lasso di tempo durante la sua presenza con la paziente, i familiari dissero che stava delirando, pronunciando frasi inneggiante alla morte, quando lui rispose che sicuramente si trattava dell’effetto di qualche farmaco utilizzato da lui durante la terapia alla quale era stata sottoposta fino al momento. E che però, grazie al fatto che quel giorno la terapia fosse stata sospesa, sarebbe stato solo questione di tempo prima che Angela si fosse messa a posto. Dopodichè avvicinatosi ad Angela e dandole dei schiaffetti sul viso le disse: “Angela, tu sei depressa, cerca di tirarti su, altrimenti come farai a portare avanti la gravidanza fino a nove mesi? In questo modo distruggi anche chi ti sta vicino. Tu sei come una bambina viziata che vuole stare al centro dell’attenzione, domani ti rifaccio le analisi, anche se le ultime erano perfette, e poi ti mando a casa così nel tuo ambiente insieme a tuoi nipotini ti riprendi. Anzi sicuramente qua non dormi”. Terminato tutto ciò diede l’ordine alla infermiera di somministrarle un sedativo. Fu a quel punto che Rosita disse al dottore che Angela non riusciva a vedere bene e lui sgridandola disse: ”non strizzare gli occhi, tutto questo é perché sei nervosa”.
Terminato tutto ciò, la suocera insistette con il dottore, cosa somministrarle per la febbre e fu a quel punto che con tono arrogante, senza neppure guardarla negl’occhi e rivolgendosi alle due infermiere presenti, disse: “se volete fare i dottori perché chiamate il dottore?”, abbandonando successivamente la scena.
Dopo una decina di minuti, Angela sembrava fosse assopita e sua sorella provò a accarezzarle la testa, quando fu in quel momento che disse che non si sentiva più le gambe. Angela cominciò a delirare e ad emettere dei suoni e delle vocali senza un senso logico, gridando pronunciò un suono continuo “EEEEEEEE….”, fu proprio a quel punto quando lei s’irrigidì e la suocera spaventata chiamò nuovamente le infermiere, chiedendogli per l’ennesima volta del dottore Pedullà, fu a quel punto che giunsero di corsa con l’apparato per misurare la pressione, e dicendo che da lì a poco sarebbe giunto anche il dottore. Nel frattempo sempre la suocera gridava alle infermiere: “cosa le avete fatto? Mia nuora é morta”, quando una di loro disse: “signora io non so niente, sono solo un’infermiera”.
Misurando la pressione, riportarono che la stessa andava bene 105/50. A quel punto rientrarono in infermeria e qualche secondo dopo, una di loro disse che il dottore Pedullà era appena andato via e che però era arrivato il dottore di turno, il dott. C. Qualche minuto più tardi, lo stesso si presentò nella camera con ancora il camice non abbottonato e avvicinatosi ad Angela cercò di richiamarne l’attenzione, in quel frangente la suocera abbassò le coperte, perché non dava segni di vita e fu a quel punto che si scoprirono le gambe di un color viola quasi nero. Fu in quel istante, che il dott. C. chiese all’infermiera la cartella clinica e ai familiari presenti se Angela soffrisse di crisi epilettiche oppure nervose, ricevendone una risposta negativa, pochi istanti dopo, arrivò l’infermiera con la cartella e dietro di lei l’anestesista della Clinica. Nel frattempo il dott. C. revisionando la cartella clinica chiese ad una infermiera il Glicotest ed a un’altra di attaccarle una flebo. Sopraggiunto l’apparato in questione, cominciarono a praticarle dei buchi sulle dita per tirare fuori delle gocce di sangue per misurare la glicemia, però la misurazione portava l’apparato in errore dovuto al altissimo valore registrato.
Fu a quel punto che il dott. C. chiamò l’ospedale di Polistena, discutendo animatamente sull’accaduto e convincendoli dell’estrema urgenza del caso, quando dall’altro lato gli dicevano che non c’era posto in rianimazione. In quel frangente giunse nella camera la barella dell’ambulanza della Clinica. I familiari allarmati, chiesero al dottore di trasportarla con urgenza ad un altro ospedale, incluso quello di Reggio Calabria, però la risposta del dottore era che loro non potevano farlo con la loro ambulanza, in quanto non vi era un medico disponibile per accompagnarla durante il trasporto. Con la barella già pronta per l’uso, fu chiesto se fosse possibile contrattare privatamente un’altra ambulanza, però il dott. C. disse di no e anche che aveva già allertato il 118, la cui ambulanza doveva giungere dall’ospedale di Gioia Tauro.
Angela, rimase sul letto senza segni di vita per circa 40 minuti, tempo necessario per l’arrivo dell’ambulanza del 118, senza ricevere nessuna assistenza, nè in forma di ossigeno nè in altra forma.
Giunta l’ambulanza, Angela venne caricata e collegata alla maschera d’ossigeno e portata all’ospedale di Polistena.
Appena giunti al Pronto Soccorso dell’ospedale di Polistena, i medici che la videro, diagnosticarono immediatamente dai suoi sintomi il coma diabetico e richiesero la cartella clinica, che non fu mai consegnata né ai familiari e né al personale del 118. Fu a quel punto che il suocero, tornò di corsa in Clinica per richiederla. Nel frattempo la sorella si mise in contatto telefonico con il dott. Pedullà, per metterlo in comunicazione col dott. N., medico in carica al 118 di Polistena che nel frattempo era giunto sul posto a offrire il suo aiuto. Il dott. Pedullà sembrava quasi fosse imbarazzato da questa telefonata e spiegò che tipo terapia aveva adottato fino al momento.
In quel momento, giunse il suocero con le fotocopie della cartella clinica, giacché non vollero consegnargli i documenti originali, e venne consegnata nelle mani della sorella la quale lesse sulla stessa che in data 27 febbraio 2008 il valore della glicemia riportata era pari a 400.

Facendo poi mente locale e riferimento alle date e alle vicissitudini, queste dovevano essere le famose analisi che il dott. Pedullà diceva che erano perfette.

Al momento degli accertamenti nel Pronto Soccorso di Polistena, Angela aveva raggiunto un tasso glicemico pari a 1620 ed una temperatura corporea di 41.5°C, secondo quanto registrato.

Rimarrà 2 giorni in sala di rianimazione di Polistena,dove lunedì 03/03/2008 alle ore 17.30 circa, dopo aver perso spontaneamente il proprio bambino si lascerà andare come una madre degna di questo appellativo per seguire la cosa sognata da una vita, il suo bambino.

Non dimenticheremo mai quello che ci hai trasmesso in questa breve ma intensa tua vita.